Dove va la moda?

Dove va la moda?

Ahhhhh sapessi rispondere a questa domanda…sarei una blogger famosa e ricca! 🙂
Più volte dato per spacciato o moribondo, il Sistema Moda è una fenice che rinasce all’infinito dalle proprie ceneri. E rinasce sempre mutato.

Non è semplice intuire quale sarà la prossima tendenza, dove si dirigeranno i futuri stili nell’abbigliamento, quale sarà il destino della Moda. Troppe variabili intercorrono a darne una direzione. Economie, nuovi valori sociali e culturali, ma anche tecnologia e ricerca, politica mondiale e locale. Arte. Nuove connessioni multidisciplinari.

La Moda racconta lo spirito del tempo, è la cartina di tornasole degli anni che corrono, ma è anche la spinta propulsiva a rivoluzioni e cambiamenti, come quando nel mondo si diffuse la minigonna: minuscolo brandello di stoffa, stendardo di grandi valori rivoluzionari nell’ambito della sessualità.

Non a caso si narra che Anatole France (Premio Nobel per la Letteratura 1921) abbia detto:

“Se nel guazzabuglio di opere che verranno pubblicate cent’anni dopo la mia morte, io avessi facoltà di scegliere un libro, sapete quale prenderei?…In questa biblioteca del futuro io prenderei, no, un romanzo, né un libro di storia….Semplicemente, amico mio, prenderei un giornale di moda, per sapere come si vestiranno le donne un secolo dopo il mio trapasso. E tali vesti mi darebbero sull’umanità futura più informazioni che tutti i filosofi, i romanzieri, i predicatori e gli scienziati messi insieme!”

Dove si dirige la Moda in questi ultimi anni, di quali nuove culture e movimenti sociali sta sussurrando il lento ma definitivo affermarsi?

[Suspence]

La risposta non ce l’ho.

Osservo e registro, e sulla base delle mie osservazioni mi auguro che la moda prenda la strada di invitarci a”metterci nei NOSTRI panni“!

Spero che gli anni dei brand che aggiungono plusvalore alla nostra personalità attraverso immaginari  precostituiti e preconfezionati a scapito di qualità di materiali e buona manifattura,  sia in declino.
Spero che la Moda come la conosciamo oggi sotto forma principalmente di fast fashion globalizzato che priva gli abiti di una storia personale, rendendoli tra loro omologati, soddisfacendo principalmente il nostro desiderio di appartenenza e che occulta crimini di sfruttamento sociale e maltrattamento ambientale, lasci il posto ad un sistema Moda più consapevole e attento.

Spero che ritornino gli anni della buona manifattura, dell’abito anche autoprodotto e rigenerato da altri abiti. Spero che la strada del iperconsumismo sia un vicolo cieco quasi arrivato al termine.

Spero che vincano le #philosofashion, come quella ben espressa da Li hedelkoort in occasione del Design Indaba del 2015:

“clothes will be the answer to the unsettling of the fashion system. Analysing and conceptualising a trend will only be of interest if undertaken from an anthropological and humanist point of view, and if we go back to the basics of ‘couture’ with its genuine interest in the fabric and the ‘way’ that we examined them before the invention of prêt-à-porter clothing.”

o di Jessi Arrington, stilista di Brooklyn, che attraverso la sua lezione al Ted Talk ci invita un consumo consapevole di abiti:

Tutti i miei vestiti sono di seconda mano, dai mercatini delle pulci e dai negozietti dell’usato…Lo shopping di seconda mano mi permette di ridurre l’impatto che il mio guardaroba ha sull’ambiente e sul mio portafoglio. Incontro persone interessantissime; i miei dollari contribuiscono a una buona causa; ho sempre un look unico. […] Creare un proprio stile personale è il modo ideale per dire al mondo chi siete senza dover aprir bocca. L’ho sperimentato mille volte questa settimana quando la gente mi avvicinava proprio per quello che avevo indosso. E ci sono state incredibili conversazioni.”

e del Torino Fashion week che coraggiosamente e con gran successo ha proposto un’intera serata di entusiasmanti stilisti locali con le loro piccole e medie produzioni che hanno il buon sapore dell’artigianato di valore.

Spero che vincano gli archigiani, i laureati artigiani, che con le loro produzioni innovative e attente all’ambiente, insegnino ai grandi marchi e a tutto il mondo che la strada del consumismo omologato è un cul de sac  mentre la via che esprime la propria creatività attraverso gli abiti, conduce al nucleo genuino della propria personalità.

About v@l

Non ho sogni nel cassetto...perché morirebbero di tristezza. Nel cassetto ci tengo la memoria di quel che sono. I sogni son fuori, liberi.

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