Waiting for the Great Pumpkin

Il Grande Cocomero che il tenero Linus ogni anno nella notte del 31 Ottobre attende speranzoso nascosto tra gli ortaggi, come tutti sanno è in realtà una Grande Zucca.

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La traduzione in italiano del titolo della celebre striscia che Schulz pubblicò negli anni ’70, rivela come il culto di Halloween che andava consolidandosi in quegli anni in America, faticò invece a diffondersi nella nostra cultura. Eppure non si trattava di un’usanza nuova né per alcuni paesi italiani, né in Europa.

Ma procediamo con ordine.

Halloween  è la festa che cade la notte del 31 Ottobre e stuzzica emozioni come la paura e l’orrore, ma anche il disgusto che si accompagna al macabro.

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photo on Flickr by Kim Støvring

Il tema della festa è ciò che più ci incute timore: la Morte, con tutto il suo seguito di spiriti e demoni che emerge dalle tenebre del lato oscuro.
E questo è un bel problema: perché oltre a (quasi) sovrapporsi alla cristianissima ricorrenza degli Ognissanti (Halloween significa proprio “vigilia di tutti i santi“: All Hallow’s eve è la sua derivazione etimologica) il mondo religioso ha spesso accusato questa celebrazione di devozione al mondo dell’occulto, della stregoneria e del satanismo.

Halloween però in realtà è “lo scherzo” che esorcizza il mondo oscuro, trasponendolo sul piano del gioco per poterlo affrontare.
E’ una sorta di balletto di macabro corteggiamento delle creature dell’aldilà, una sfida eccitante alla paura della Morte e del suo esercito di spettri, per riuscire a guardarli in faccia, anche se solo attraverso un maschera.
Ed è sempre attraverso la stessa maschera (che a Carnevale ci permette di insanire – impazzire) che ad Halloween non solo affrontiamo le paure, ma le mettiamo in scena trasformandoci in quei mostri che ci spaventano.

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photo on Flickr by aotaro

Per questo motivo la festa piace tanto ai bimbi: per una notte diventano creature terribili e onnipotenti, da spaventati a spaventosi, da deboli a forti, da vittime ad aggressori. Mini Streghe-fantasmi-scheletri-mostri si aggirano tra le tenebre spavaldi e prepotenti: “trick or treat?” – Dolcetto o scherzetto? e sembrano voler lanciare un monito: “Questa sera comando io! Se non mi dai il dolcetto te ne farò pentire!”.
Per una notte il nostro lato oscuro non deve essere celato, negato o sublimato, può essere espresso con grande creatività almeno attraverso il costume accuratamente assemblato.

Le origini di questa festa sono pagane, e si devono ricercare nel Nord Europa in tempi molto antichi. Presso i celti, la festa di Samhain, la prima versione di Halloween, celebrava la fine dell’estate e quindi l’ingresso nella stagione buia e fredda, durante la quale la Natura congela il suo spirito vitale in attesa della Rinascita. E’ in questo momento di transizione tra le due stagioni ritenuto magico, che le anime appartenenti al mondo dei morti potevano nuovamente mescolarsi tra i vivi, e le usanze di ricavare lanterne da zucche (prima rape) e della questua dolciaria dei bimbi servivano la prima a scacciare, la seconda a mitigare, le anime dannate, attraverso le preghiere di anime pure ricompensate con i dolci.

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Diffusasi in America agli inizi dell’800 grazie agli immigrati irlandesi, da noi la festa è giunta intorno agli anni ’70 già nella sua espressione più consumistica.
Come spesso accade consumismo e moda vanno a braccetto, confondendosi nei loro ruoli di causa ed effetto, che alla fine non è più chiaro chi ha determinato l’altro.

Una tendenza e poi un’usanza, possono avvalersi e consolidarsi attraverso la spinta consumistica, ma hanno sicuramente una propria spinta propulsiva originale che ne determina la diffusione e va ricercata nella osservazione dei “tempi che corrono”.

L’allentarsi della morsa religiosa nella vita quotidiana e la messa in discussione di punti fermi e certezze che caratterizza il nostro millennio, han fatto sì forse che ci si sentisse un po’ smarriti di fronte al senso dell’esistenza. Il recupero e la diffusione di una festività pagana permette all’uomo di sentirsi parte della Natura inserendosi nel tempo ciclico solitamente celebrato da questo genere di festività.

Allora il piccolo Linus che aspetta la Grande Zucca è come Gogo che aspetta Godot: è l’uomo del III millennio che ancora non può fare altro che attendere una risposta alle domande che lo schiacciano alla condizione effimera e miserabile di mortale, ma ora per ingannare l’attesa…balla con (i suoi) scheletri!

I colori di Halloween: il nero, la negazione del colore rappresenta la conclusione della fase vitale, il regno dell’oscurità; il viola, colore di incontro tra la energia del rosso e la calma del blu, è il colore della congiunzione degli opposti: il regno dei vivi con il regno dei morti; infine l’arancione, è il colore di frutti autunnali, come la simbolica zucca, ma anche delle foglie che cadono e del tramonto, può rappresentare la fine di un ciclo naturale e per questo ha in sé dei vissuti nostalgici, ma nasce dalla luminosità del giallo e dall’energia del rosso e non può che presagire la luce della nuova alba.

About v@l

Non ho sogni nel cassetto...perché morirebbero di tristezza. Nel cassetto ci tengo la memoria di quel che sono. I sogni son fuori, liberi.

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