Trame di spiritualità

Quando mi capita di aver a che fare con un qualche genere di manufatto tessile, mi commuovo.

Mi emoziona l’idea del lavoro, della fatica e delle abilità che ci sono dietro, ma soprattutto l’immagine della “creazione” che prende vita dalla scintilla ispiratrice personale, per poi muoversi nel mondo autonomamente, vivendo negli occhi e negli animi  della gente.

Così è successo girovagando tra le tele della mostra “Il telaio della gioia” di Marilena Terzuolo.

Forse l’emozione nasce dal percepire l’intrecciarsi saldo, tra trame e orditi di tessuti, dei fili della nostra spiritualità, o potremmo anche definirla psicologia, senza troppo timore di perdere poesia, se pensiamo che psichè in fondo è il soffio dell’anima.

Le opere tessute da Marilena Terzuolo sono un concentrato di spiritualità.
Nel suo telaio, nuove trame di ricordi e vissuti sembrano attraversare orditi di inevitabili dolori e dispiaceri, per dipingere i motivi della tela, l’anima dell’opera o…la storia di una Vita, interpretando l’eterno gioco della contraddizione che si realizza su abiti (e tessuti), fin dal primo indumento che l’uomo si è buttato addosso, per pudore e decorazione insieme.

Impossibile quindi per chi è sensibile alla studio della psicologia della moda e degli abiti, ignorare quanta essenza di Umanità ci sia nei manufatti tessili, a partire proprio dall’ambivalenza del lessico che li riguarda, che dal telaio ci conduce al mondo delle relazioni, attraverso termini come tessere (collaborazioni, relazioni) o ricucire (rapporti), ma anche tramare e ordire (alle spalle di qualcuno).

Il motore che muove questa arte-artigiana è la mano, anzi la sapienza della mano, come Marilena stessa ci illustra.

Tema caro anche alle illuminate lezioni di Maria Montessori, che per i piccoli auspicava (e oggi auspica attraverso la sua Opera) un’educazione innanzitutto alla manualità, perché è dalla mano (operosa) che nasce il sapere e si trasforma in pensiero; come nella notte dei tempi dalla opponibilità del suo pollice la scimmia abbandonava per sempre il suo eden di incoscienza per divenire homo sapiens: sapiente perché in grado di lavorare con i suoi arti superiori ed in grado di fare nuovi lavori perché sapiente.

Ed è la mano, ancora, che ci permette di fare nuova esperienza dei manufatti tessili di Marilena, perché le tele si possono sfiorare con le mani, godendo piacevolmente della loro plasticità e dell’effetto di materiali e forme sulla pelle, così come quando indossiamo un abito, non possiamo prescindere dall’effetto del suo materiale sul nostro corpo.

Le opere della mostra sono anche accompagnate da una ricca produzione letteraria, della stessa artista o tratta da altre fonti, tra cui un brano dal testo “Luoghi dell’Infinito” di Erri de Luca:

Chi ha una mansione manuale ha un’altra intelligenza delle mani. […]
Ci hanno messo anni e anni da piccine a imparare un’arte, sbagliandosi e ferendosi in mille modi nuovi. si sono applicate all’uso sforzandosi fino a raggiungere una destrezza. Nelle ore del loro lavoro il corpo intero è solo una macchina che le sostiene, esse, le mani, reggono il compito, stanno nell’innanzi a fare bene l’opera del giorno.
Eccole svelte a distribuirsi il peso secondo le forze, a darsi un misterioso tempo musicale nell’esecuzione, eccole a sostenere tutto il nostro vasto verbo “fare”.

Ma colpisce ancor di più il mio immaginario la poesia che campeggia alle spalle di Marilena all’interno della mostra:

Dio è seduta e piange. […] Ma, guardate, raccoglie i brandelli, per ricominciare a tessere.

Io non sono credente, ma Dio “donna tessitrice” mi ha aperto il cuore. Una donna tessitrice è tra le creature più umili e bistrattate della Storia e dei Tempi, ma è quanto possiamo riuscire a cogliere di veramente operoso e creativo e la nuova buona non può che illuminarci di gioia.
Dio è seduta e piange, ma non ha bisogno di strumenti di potere o forza per ricucire le dolorose lacerazioni dell’esistenza, le basta un telaio (e la gioia) per intessere ancora all’infinito trame di speranza attraverso gli orditi delle vicende umane.

In foto alcune delle opere di Marilena Terzuolo, per la cui pessima risoluzione chiedo immensamente scusa! Per approfondimenti rimando al suo sito Tessitura e Oltre e alla relativa pagina Facebook

About v@l

Non ho sogni nel cassetto...perché morirebbero di tristezza. Nel cassetto ci tengo la memoria di quel che sono. I sogni son fuori, liberi.

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