“…e i venti desiderano intensamente giocare con i vostri capelli” (K. G.)

Del perché l’uomo si sia evoluto facendo scomparire il pelo da quasi tutto il corpo, tranne che sulla sommità del capo, i biologi non sanno dare una risposta soddisfacente.

Occorre rivolgersi alle dottrine che si occupano della comunicazione e delle infinite possibilità che permettono agli esseri umani di inviarsi informazioni tra loro, anche attraverso canali non verbali (a volte con maggiore efficacia e precisione della parola) per dare un senso a questo ciuffo di peli che sovrasta il nostro corpo.

Dalla chioma di una persona si può intuire la sua salute fisica finanche quella…mentale!

Nel 1972 un esperimento condotto da psicologi mise in luce come una diagnosi sullo stesso paziente divergesse fortemente in base alla lunghezza dei suoi capelli: più lunghi erano, più era considerato sano; d’altra parte erano gli anni settanta, gli anni rampanti dei capelloni!

Capelli lucidi versus opachi, pettinati oppure disordinati, puliti o sporchi, unti e arruffati, inviano messaggi differenti. Un taglio moderno o uno passato di moda può rivelare l’estrazione sociale e culturale di chi lo porta o il paese di provenienza.

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Un codino famoso negli anni 90

Il codino che andava di moda negli anni ’90 tra i giovani in Italia, per esempio, scomparso completamente prima del nuovo millennio, era ancora diffuso tra i giovani che emigravano dai paesi dell’Est, rivelando le loro origini a volte meglio di un passaporto!

Con i capelli inviamo messaggi al nostro prossimo: raccontiamo la nostra età, il nostro umore.

 

Un’acconciatura “azzeccata” può esercitare una positiva influenza su chi la osserva, ma anche su chi la indossa.

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Un’acconciatura molto importante

Nelle donne i capelli hanno (e han sempre avuto nella Storia) una forte valenza seduttiva; quella leggera euforia che accompagna una nuova pettinatura rinforza la sensazione di percepirsi attraenti e desiderabili, determinando l’accrescimento dell’autostima di chi è appena uscito dal suo coiffeur di fiducia.
Ecco perché siamo così affezionati al nostro acconciatore, ma non è il solo motivo.
Per permettere a qualcuno di toccare i nostri capelli dobbiamo sentirci a nostro agio e in confidenza; il contatto dei capelli è un gesto legato alle prime cure materne, che comunica la presenza di una relazione di forte intimità.

Per questa ragione molto probabilmente, cioè per il fatto che il loro accesso sia ristretto e proibito, i capelli sono investiti di una valenza sessuale (e viceversa: il fatto che siano investiti di un simbolismo sessuale ne limita ulteriormente l’accesso) e sono stati nel tempo soggetti a prescrizioni rispetto al contatto in pubblico.

Interessante a questo proposito una scena del film Viviane. Viviane è una donna israeliana contemporanea che chiede il divorzio al marito, ma quest’ultimo non essendo d’accordo determina, in un paese in cui solo un tribunale di rabbini può stabilire lo scioglimento previo consenso del marito, un attesa di anni, fatta di ingiustizia e sofferenza. La donna durante un passaggio delicato del processo, in cui viene messa in dubbio la sua “integrità morale”, scioglie estenuata i propri capelli, un gesto spontaneo che rappresenta molto efficacemente il suo forte desiderio di libertà, ma mentre compie questi gesti accarezzando e liberando la sua lunga chioma, viene redarguita duramente da uno dei rabbini della corte (la scena dei capelli è a questo link al minuto 1:07:00, non è in italiano, ma si intuisce molto bene!)

I capelli lunghi, ma anche la barba folta (altri peli molto importanti che decorano il viso degli uomini) contribuiscono a creare una sensazione visiva di estensione del proprio Io, aumentano le dimensioni corporee e di conseguenza il senso di maggiore importanza per l’individuo che li porta. Non a caso i vecchi saggi, cioè quelle le figure che nell’immaginario fiabesco impersonano l’idea della profondità morale e della conoscenza, nonché dello “spessore” caratteriale, hanno la barba lunga: da mago Merlino ad Albus Silente fino a Babbo Natale.

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Mangiafuoco

Portano la barba anche l’orco cattivo e Mangiafuoco, che non sono propriamente personaggi positivi, però sono personaggi di grande imponenza fisica a cui il “barbone” dona un ulteriore alone di maestosità e inquietudine.

Potrebbe essere questa la spinta psicologica che si nasconde dietro la moda hipster di questi anni (al momento già in parabola discendente)?
Un ruolo in cambiamento, un’identità sociale che si trasforma attraverso il lento, ma per fortuna inarrestabile processo verso l’uguaglianza dei diritti tra i generi, che ricerca una rinnovata autorevolezza, estendendo le proprie proporzioni

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moda hipster

corporee, non tanto attraverso la muscolatura, quanto indossando un altro carattere tipicamente maschile, la barba, legato però a messaggi nuovi come la saggezza e la maturità. Potrebbe essere una spiegazione, ma come abbiamo visto in psicologia della immagine corporea e della moda, spesso le spinte motivazionali possono essere molteplici e persino in contraddizione.

Barba e capelli secondo le ricerche di sociologi si collocano ad estremi opposti per il loro “simbolismo complesso e raffinato” (Synnott) che li investe di importanti significati sia ideologici che di genere.
In Occidente, per esempio, sessi opposti hanno capelli e peli opposti, ovvero alle folte chiome delle donne, corrispondono i capelli più radi degli uomini che a livello genetico sono predisposti alla perdita con l’invecchiamento, per questa ragione l’uomo investe in altri peli del corpo (viso e torace) per mostrare la propria mascolinità.
Sulle differenze ormonali si cristallizzano quelle sociali: uomini e donne rinforzano i caratteri biologici con usanze culturali, così le donne radono i peli del corpo ed esaltano quelli della testa per sentirsi più femminili, mentre tra gli uomini sono diffusi atteggiamenti del tutto opposti verso peli (lunghi) e capelli (corti).
Anche ideologie opposte determinano preferenze opposte verso la peluria del corpo.
La moda dei capelloni negli anni ’70 si diffuse proprio per comunicare la contrapposizione della nuova generazione ai valori ideologici, politici e sociali della precedente (che portava i capelli corti). Allo stesso modo la barba lunga dell’estremismo islamico si contrappone ad un’osservanza religiosa maggiormente tollerante.

L’acconciatura dei capelli può avere quindi un significato simbolico, sociale e privato, così come l’atto stesso del cambiare pettinatura.

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“Muoia Sansone e tutti i Filistei” dopo il taglio della chioma

“Tagliare i capelli” nella rappresentazione onirica o teatrale ha una valenza simbolica legata alla castrazione di aspetti della personalità del soggetto su cui si esercita l’azione, aspetti considerati magici e speciali che si ritiene risiedano nei capelli. Legende, miti e fiabe diffusi nel mondo, narrano infatti di come l’eroe venga privato improvvisamente dei propri poteri attraverso il taglio della chioma.

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Taglio alla “garçonne”

Nell’ambito delle cerimonie sociali l’atto del tagliare i capelli invece può rappresentare una rinuncia: alla seduzione, come nel caso dei voti monacali o alla frivolezza come nel caso di organizzazioni militari.

A livello personale infine, la scelta di portare un taglio corto, per una donna, può avere un significato legato al desiderio di sentirsi “al passo con i tempi” o viceversa alla ricerca di un effetto sovversivo rispetto ai modelli in voga, come il taglio alla “maschia” degli anni ’20.
La comunicazione e la motivazione legata quindi all’atto del “tagliare i capelli” è dipendente dai vissuti personali, dai modelli sociali, nonché infine da una rappresentazione inconscia collettiva.

Tutta questa variegata complessità di messaggi che si nascondono tra i capelli che abbiamo (o non abbiamo più!) sulla nostra testa, non poteva quindi sfuggire all’attenzione di psicologi e sociologi, ma forse la funzione più importante l’ha riassunta molto bene un artista, il cantante Niccolò Fabi, nella sua canzone dedicata ai “Capelli“:

Io senza capelli
sono una pagina senza quadretti
un profumo senza bottiglia
una porta chiusa senza la maniglia
biglia senza pista
un pescatore sprovvisto della sua migliore esca
[…]
sono la parte di me che mi assomiglia di più

testimoniando, senza dubbi, l’importanza che essi ricoprono nella nostra quotidianità.

About v@l

Non ho sogni nel cassetto...perché morirebbero di tristezza. Nel cassetto ci tengo la memoria di quel che sono. I sogni son fuori, liberi.

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