I “carburanti” della moda

In un post precedente abbiamo cercato di fornire una definizione della moda dal punto di vista, se non psicologico, almeno antropologico, cercando di dare valore al suo intrinseco aspetto contraddittorio.

Ma perché questo fenomeno è così diffuso nella società moderna? E perché scatena reazioni contrastanti? Chi la segue, chi la ama, chi la contesta, chi la cambia e addirittura chi nega la sua influenza su di sé. Eppure nessuno può dirsene dispensato, perché essa riguarda non solo l’abbigliamento, ma gli ambiti più disparati della nostra esistenza sociale.

La moda infatti è un fenomeno universale, la si coglie nel corso della Storia come presenza più o meno centrale nella vita dell’uomo in tutte le epoche.
E’ viva, sotto forma di contagio imitativo, anche nelle popolazioni più primitive e, come illustra M. A. Descamps, in gruppi che dovrebbero essere apparentemente insensibili alle sue tentazioni, come una comunità di monache dove è stato riscontrato come la forza dell’imitazione agisse su piccoli dettagli: il modo di portare la cuffia per esempio o “lo stile” nella genuflessione!

Personalmente ricordo che un po’ di tempo addietro, una docente della facoltà di Psicologia, da me contattata per tutt’altro argomento, mi riferiva di come esistessero mode anche nei criteri di valutazione delle ricerche scientifiche, per cui un lavoro inizialmente non considerato, molti anni dopo era stato accolto con gran favore!

Per evitare di disperdere troppo il bandolo della matassa ci concentreremo però sull’abbigliamento, l’oggetto prediletto dalla moda e sulla sua sottomissione ai capricci della medesima.

trasferimento

Se Flügel identifica per l’abito 3 fattori trainanti che ne hanno consolidato l’utilizzo, ovvero il pudore, l’ornamento e la protezione e dimostra come il vezzo decorativo rappresenti tra i tre, la spinta principale ad abbigliarsi, per quanto riguarda la moda, cioè il fenomeno che induce alla continua ricerca del “nuovo” diffondendolo attraverso l’imitazione, quali sono le forze propulsive che la alimentano?

Nella mia ricerca su testi che affrontano l’argomento dal punto di vista sociologico e psicologico, ho estratto alcuni fattori che potrebbero svolgere da “carburante” e quindi alimentarne la diffusione:

  1. propulsione al cambiamento e al rinnovamento.
    Esiste nell’uomo una tendenza alla ricerca di ciò che è nuovo che nasce da una esigenza di rinnovamento, connessa forse alla volontà di tenere distante l’immagine della vecchiaia e con essa la “dura” realtà della morte con cui l’uomo deve fare i conti, accettando la propria vulnerabilità.
    Questa necessità di rinnovamento, dettata anche dal tentativo di allontanare da sé la condizione della noia, si è esasperata nell’ultimo secolo, epoca in cui la giovinezza è diventata un ideale a cui aspirare a tutte le età (soprattutto quelle non più giovani!).
  2. propulsione alla cura del corpo, mantenimento della giovinezza e della salute.
    La moda nel campo dell’abbigliamento è alimentata da una moda in ambito comportamentale-sociale che concerne la cura del proprio corpo e della propria salute, estremizzata fino all’illusoria speranza di mantenere il proprio corpo eternamente giovane. Un aspetto esasperante di questa tendenza è il ricorso massiccio alla chirurgia estetica, tendenza consolidata tra chi lavora nel mondo dello spettacolo, personalità di spicco che rappresentano icone di esempio e incarnano la funzione di lanciatori di mode.
  3. propulsioni sociali sotto forma di
    1. nascita del giornalismo specializzato.
      Dopo la rivoluzione francese iniziano a comparire le prime riviste specializzate sul tema Moda, abbigliamento, eleganza, dress code etc.  Il giornalismo specializzato esplode prima nei paesi occidentali e poi come reazione a catena nel resto del mondo e contribuisce fortemente a creare una “cultura” della moda, definendo stili, up&down stagionali, accessori di tendenza e imponendo regole su tutto ciò che ruota intorno all’immagine corporea e alla comunicazione che viene veicolata attraverso gli abiti.
    2. piacere nell’esibire il proprio status attraverso il consumo.
      Sebbene il processo imitativo che dalle classi superiori sgocciola verso il basso, definito per questo trickle-down, fosse un fenomeno diffuso presso società meno democratiche rispetto a quelle attuali, anche oggi la moda, o meglio il potere di consumo suo diretto alleato, serve ad esibire lo status sociale di chi ne fa sfoggio. Certo lo scarto è diminuito rispetto alle enormi differenze che potevano sussistere tra un operaio di inizio novecento e un aristocratico, ma anche oggi sebbene nei paesi ricchi la disponibilità di acquisto di abiti e accessori sia aumentata per tutte le classi sociali e il concetto stesso di classe sia in discussione (proprio attraverso una maggiore uguaglianza nell’abbigliamento!) essa continua a tradire, se non la classe di appartenenza, la capacità di consumo di un individuo.
  1. propulsione economica.
    Nasce e si consolida all’inizio del XX secolo una industria legata alla produzione di Moda. Queste case di design fatturano sulla vendita continua dei vestiti. Al fine di mantenere alti ricavi (come succede per questa industria anche in periodo di crisi) non è possibile aspettare il naturale consumo dell’oggetto perché esso venga sostituito, occorre incentivarne la continua sensazione di urgente necessità.
    L’acquisto di abiti nuovi viene stimolato dalle pubblicità che veicolano immagini capaci di creare un bisogno dotando gli abiti di un forte valore comunicativo.
    La possibile conseguenza di questa spinta portata all’eccesso è che attraverso il rinforzo positivo si instauri una sequenza << “senso di mancanza”o disagio – acquisto impulsivo – sollievo momentaneo >>, alla base di una dipendenza seria come lo shopping compulsivo.

E secondo te? Quali  sono le forze che alimentano la diffusione della moda? Quali agiscono maggiormente su di te?

About v@l

Non ho sogni nel cassetto...perché morirebbero di tristezza. Nel cassetto ci tengo la memoria di quel che sono. I sogni son fuori, liberi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *