Cos’è la moda? – parte prima

Sebbene venga spesso liquidata con una sentenza che la taccia di frivolezza, non è affatto semplice definire la moda.

Innanzitutto, verrebbe da dire, c’è moda e Moda.

Un gioco di parole che pone l’accento sulla iniziale, che quando maiuscola viene utilizzata per riferirsi  soprattutto all’abbigliamento e agli accessori, mentre la moda si riferisce alla massima frequenza di distribuzione di una delle innumerevoli espressioni di socialità.
In questo senso la moda è un fenomeno così pervasivo in tutti i campi della nostra vita sociale che persino gli studi che la riguardano, non possono dirsene immuni!

Gli stessi blog che parlano di Moda (come questo 🙂 ) possono essere una moda di questi tempi di socializzazione digitale.

Questa prima distinzione, unita alla vastità dei campi in cui essa si esprime, ne fanno intuire la complessità.

Sarà forse per questo che della moda sono state date tantissime definizioni e la maggior parte dei testi “seri” che affrontano l’argomento, che sia dal lato sociologico, o semiotico, piuttosto che economico, partono sempre dalla sua etimologia.
Mentre io trovo affascinante l’essenza psicologica che la fa pulsare.

La moda è innanzitutto contraddizione.

contraddizione

Evidente soprattutto nel suo oggetto prediletto: il vestito.

Già Flügel, nel suo trattato sulla psicologia dell’abbigliamento di inizio ‘900, definiva l’abito come

un perpetuo rossore sul corpo dell’umanità,

perché esattamente come il farsi rossi in viso esprime timidezza contrapposta al desiderio di essere notati (il rosso paonazzo delle gote), così l’abito, se da un lato “copre” il corpo per pudore, dall’altro lo “scopre”, lo “mostra”, lo “esibisce” per colpire, sedurre, attrarre.

Eppure questa non è l’unica contraddizione che prende vita nella moda.

Essa è conformismo, perché ci uniforma al gruppo a cui apparteniamo, ma è anche distinzione.
Piccoli dettagli nell’abbigliamento e negli accessori che scegliamo di portare ci distinguono (e al tempo stesso uniformano) in sottogruppi di variabili identificative, come il sesso, l’età, la religione, lo stato sociale, la corrente politica, la categoria lavorativa, la filosofia di vita, e giù nel dettaglio fino a distinguere la nostra identità personale (creativa, classica, sportiva, rivoluzionaria, conservativa, rigida, morbida, chiusa, aperta…)

La moda quindi è strumento di uniformazione, ma anche di distinzione e in quanto scelta è quindi parte di un processo di identificazione della personalità.
Persino le stesse scelte di NON seguire la moda o di CONTRASTARLA, rientrano comunque in fenomeni di moda!
Il suo spirito contraddittorio è intrinseco e imprescindibile, e questo la rende molto umana.
(Infatti è un fenomeno tipicamente umano, che non si riscontra in nessun altro esemplare del regno animale)

La moda è eterno cambiamento, rinnovo. Ma anche quest’ultima osservazione (tautologica) contiene una contraddizione. Perché ciò che cambia in eterno, in fondo conserva in eterno, in modo fisso, inamovibile, questa sua caratteristica (pena la non esistenza).
In sostanza: non esiste moda, né Moda, se cambia la sua spinta al cambiamento!
E’ il caso tipico dell’abito tradizionale o della uniforme, che rimangono statici nel tempo, minimamente sottoposti a variazioni, e per questo al di fuori della “moda”.

La moda è nuovo. Ma è novità che deve diventare vecchio, ed è vecchio che ritornerà nuovo. O come amava dire Coco Chanel “la moda è ciò che passa di moda”, esprimendo perfettamente anche in questo caso l’anima contraddittoria del fashion.

Niente da fare, non può esimersi. E’ la sua natura.
Non c’è moda senza opposti che non solo si attraggono, ma che coesistono, convivono incoerentemente nella sua essenza.
Con buona pace della logica aristotelica che sostiene non sia lecito affermare che qualcosa sia e non sia nello stesso tempo e nello stesso luogo.

Lei sfugge da questa logica. La moda “può”.

Lei è. E non è.

La moda dal latino modus, ovvero norma, regola, ma anche tempo, melodia, ritmo, tono […] (da wikipedia):

la moda è dunque musica, e noi siamo contemporaneamente gli strumenti, il pubblico e i musicisti.

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Non ho sogni nel cassetto...perché morirebbero di tristezza. Nel cassetto ci tengo la memoria di quel che sono. I sogni son fuori, liberi.

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